Cementi resinosi diversi nella cementazione di restauri implantari

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Un manufatto protesico può essere fissato su abutment implantari mediante tecnica avvitata o cementata. La seconda vuole essere un'opzione complementare, più che alternativa, in grado, cioè, di superare alcune delle limitazione della procedura avvitata, la quale soffre infatti della concentrazione di stress derivante dalla mancata passivazione.

La cementazione di un restauro su impianti risulta una soluzione ottimale per occlusione, estetica – risolve l'annosa questione del foro per la vita passante – e spesso anche risposta al carico.

Dall'altra parte, l'applicazione di uno schema di cementazione per restuari su impianti di tipo convenzionale presenta alcuni difetti, il principale dei quali è rappresentato dalla mancata accessibilità all'abutment. Questo aspetto è in realtà ugualmente valido per la corona su moncone naturale, la quale però non è normalmente oggetto della normale manutenzione di un trattamento protesico. Le viti passanti possono essere, infatti, soggette a periodico allentamento, se non a sporadici episodi di frattura. Tale limite viene normalmente aggirato tramite l'impiego di un cemento di tipo provvisorio, con tutto ciò che ne può derivare: un restauro meno ritentivo, soggetto a decementazioni (almeno apparentemente) spontanee può di condizionare negativamente la soddisfazione del paziente.

Il miglior cemento per restauri su impianti

Al fine di fornire delle indicazioni a uso clinico, Kapoor e colleghi, nel 2016, hanno pubblicato uno studio volto a indagare la capacità ritentiva di 5 cementi diversi nella fissazione di corone a base metallica su abutment implantari.

Gli sperimentatori hanno allestito 10 analoghi implantari inclusi all'interno di 5 modelli in resina di mascellare edentulo (coprendo le regioni del primo e del secondo molare), tutti con abutment 4 x 11 mm avvitati con un torque di 30 N. Un totale di 20 corone metalliche sono state sperimentate per 5 diversi cementi (quindi per un totale di 100 campioni): uno al fosfato di zinco, uno vetroionomerico modificato con resina, uno resinoso, uno acrilico provvisorio privo di eugenolo e, infine, uno resinoso provvisorio privo di eugenolo. I campioni sono stati sottoposti a un pull-out test con macchinario Instom al fine di verificare la ritenzione.

Il cemento resinoso ha mostrato il valore sperimentale di ritenzione più elevato (581.075 N). I due cementi provvisori implantari hanno fornito i valori più ridotti e, conseguente, la più semplice rimovibilità. Il cemento provvisorio a base resinosa, in particolare, pur con la forza ritentiva più ridotta , assicura una chiusura marginale ottimale. La rimovibilità dipende invece dalla notevole elasticità mantenuta dal prodotto.

Un dato interessante è stato fornito, infine, dal cemento vetroionomerico modificato con resina, il quale ha mostrato un comportamento intermedio.

 Riferimenti bibliografici a proposito della cementazione dei restauri implantari:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4866252/

 

 
 

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Ultima modifica il Venerdì, 30 Agosto 2019 10:23 Letto 202 volte