Cementazione adesiva di restauri parziali indiretti, inlay e onlay

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Le tecniche più moderne nell'odontoiatria restaurativa hanno favorito l'implementazione dei restauri parziali indiretti tipo inlay o onlay, in altre parole gli intarsi. In modo particolare, si fa riferimento ai manufatti in materiale resinoso, il cui utilizzo si presta maggiormente alle tecniche ibride di preparazione cavitaria – pur nel rispetto di criteri realizzativi ben codificati – e, contemporaneamente, presentano il vantaggio della compatibilità con cementi a loro volta a base resinosa.

Questa trattazione vuole considerare proprio gli aspetti salienti della fase di cementazione, alle luce delle caratteristiche dei diversi cementi resinosi, così come elencati da D’Arcangelo e Vanini.

I cementi fotopolimerizzabili favoriscono la gestione dei tempi di lavorazione e garantiscono buona stabilità cromatica. D'altra parte, i tempi di indurimento possono protrarsi eccessivamente; possono anche insorgere problematiche legate agli spessori del restauro o all'influenza dei materiali da copertura sulla microdurezza dei cementi.

I compositi dual-cure, seppur meno maneggevoli, assicurano comunque tempi di lavorazione controllati e, in più, una polimerizzazione adeguata nelle aree a cui la radiazione luminosa accede con maggiore difficoltà. La fotoattivazione ne incrementa il grado di conversione e la durezza superficiale.

Il processo di cementazione dei restauri indiretti varia con la sorgente luminosa, con il tempo di irradiazione, oltre che con le caratteristiche intrinseche del materiale. Il tempo di indurimento andrebbe targettato sul singolo materiale, in modo da fargli raggiungere un elevato grado di conversione.

Preriscaldare il materiale resinoso a una temperatura indicata di 39°C fa raggiungere allo stesso la fluidità ottimale.

La mordenzatura del substrato dentinale rappresenta il primo fondamentale passaggio della cementazione mediante l'uso di cementi adesivi a due o tre step. Al fine di ridurre i passaggi e semplificare le procedure complessive, sono stati introdotti prodotti self-etch, che non richiedono cioè un passaggio separato di mordenzatura con acido. Tra questi, i prodotti pluricomponenti presentano, allo stato attuale dell'arte, caratteristiche superiori a quelli all-in-one, ai quali sono pertanto da preferire nell'uso clinico.

Le resine autoadesive rappresenta un'alternativa nella cementazione di intarsi in materiale composito su superfici non pretrattate, seppur con adesione inferiore a quella garantita dai sistemi etch-and-rinse. Questi, infatti, assicurano risultati più predicibili nella cementazione diretta su tessuto dentinale, rispetto ai prodotti self-etch e self-adhesive.

Un ultimo aspetto procedura che è necessario sottolineare consiste nella necessità di impiego della diga in gomma, indispensabile in qualsiasi procedura condotta sfruttando la tecnica adesiva.

In ultima analisi, l'asportazione dei residui di cemento può essere condotta in anticipo sulla polimerizzazione o a processo avvenuto. Nel primo caso viene raccomandato l'uso di sonde o filo interdentale, nel secondo può essere indicato l'impiego di una lama standard (15C). L'uso di strisce abrasive, dischi e, ancora di più, frese, risulta una seconda scelta, dato il rischio di compromettere l'accuratezza del margine, la quale rappresenta, in fin dei conti, uno dei maggiori vantaggi dell'intarsistica sulla restaurativa diretta.

Riferimenti bibliografici riguardo ai restauri parziali indiretti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26355440


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Ultima modifica il Venerdì, 30 Agosto 2019 10:22 Letto 64 volte