Cementi resinosi: classificazioni

 

Nella parte introduttiva del testo si è fatto riferimento alle caratteristiche generali dei cementi a composizione resinosa e sono state indicate in maniera semplice i criteri classificativi, o meglio uno di essi.

Per conoscere al meglio questa categoria di prodotti, infatti, è necessario sapere considerare quantomeno due criteri classificativi: quello dettato dal meccanismo di polimerizzazione, brevemente accennato appunto nella prima parte, e quello che si basa sullo schema adesivo del cemento stesso.

Nello specifico, questa prima parte si concentrerà in maniera ampia ancora sul meccanismo di polimerizzazione.

Il meccanismo di polimerizzazione rappresenta una determinante dell'utilizzo del prodotto: nel caso in cui l'esposizione alla luce risulti difficoltosa, ad esempio, un prodotto il cui indurimento si basa su un processo puramente chimico rappresenta una scelta preferibile a un dual-cure, oltre che, naturalmente, a un fotopolimerizzabile puro.

1) Cementi resinosi fotopolimerizzabili

Essi impiegano fotoiniziatori attivati dalla luce. La capacità della luce di penetrare in tutte le aree e attivare i fotoiniziatori è, come anticipato, un elemento cruciale in prodotti di questo tipo.

Un aspetto pratico vantaggioso dei cementi fotopolimerizzanti è la possibilità di estendere i tempi di lavorazione rispetto ai sistemi di altro tipo. L'operatore può inoltre rimuovere, comunque entro certi tempi, gli eccessi di materiale prima dell'indurimento, con il doppio vantaggio di accorciare i tempi di finitura.

Un ulteriore aspetto positivo dei cementi fotopolimerizzabili è rappresentato dalla stabilità cromatica rispetto ai cementi resinosi dual-cure o chemical-cure. Questi cementi si prestano, pertanto, a essere abbinati a restauri metal-free o, comunque, all'impiego nei settori estetici.

Un aspetto critico, già anticipato, consiste nella penetrazione della radiazione luminosa: in tal senso, non vi possono essere problemi abbinando una resina già polimerizzata i una ceramica sottile e abbastanza traslucida.

2) Cementi resinosi chemical-cure

La reazione è puramente chimica e, per questo motivo, tali prodotti possono essere indicati anche come “self-curing”, ossia autopolimerizzanti. Lo starter della reazione è l'addizione di due componenti. Questi prodotti sono particolarmente utili in quelle sedi dove è prevedibile un deficit di penetrazione della luce, ad esempio nella cementazione di un perno endocanalare, oppure in caso di corona in metallo-ceramica tradizionale. A fronte di tali caratteristiche, questi cementi offrono una varietà inferiore ai precedenti in termini di croma e traslucenza.

3) Cementi resinosi dual-cure

Il nome suggerisce una doppia reazione polimerizzante. In altre parole, coniugano un'attivazione chimica da miscelazione dei due componenti a una capacità fotopolimerizzante determinata dalla presenza di fotoiniziatori. L'esposizione alla luce è tendenzialmente necessaria a far raggiungere la completa polimerizzazione e, in più, rappresenta una via di modulazione (in senso di accelerazione) dei tempi di lavorazione.

A logica, anche le indicazioni d'uso sono ibride: si pensi, ad esempio, a una ceramica troppo spessa per essere raggiunta a pieno dalla radiazione polimerizzante. In realtà, questi prodotti offrono oggi una certa versatilità d'uso, ponendosi trasversalmente alle altre due categorie.

 
 

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Ultima modifica il Venerdì, 09 Agosto 2019 15:06 Letto 189 volte