Introduzione ai cementi resinosi in odontoiatria restaurativa

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La scelta del cemento in odontoiatria restaurativa è un aspetto delicato della riabilitazione protesica su dente naturale. Il panorama commerciale è molto cambiato negli ultimi anni e, per questo, è importante che il clinico si tenga aggiornato sulle specifiche tecniche che stanno dietro alla singola etichetta.

Idealmente, un cemento, provvisorio o definitivo, deve soddisfare una serie di criteri biologici, chimico-fisici e tecnici, al fine di garantire integrazione biologica e ritenzione meccanica al manufatto protesico. Si considerino pertanto gli ambiti a cui si rifanno tali criteri.

Adeguata biocompatibilità nei confronti della polpa, della quale si desidera mantenere la vitalità, e dei tessuti molli adiacenti al restauro.

Caratteristiche fisiche: ridotta viscosità e capacità di occupare omogeneamente lo spazio tra moncone e protesi, mediante la formazione di film sottile. Radiopacità.

Proprietà meccaniche: elevata resistenza alla compressione. Adesività ottimale alle strutture biologiche dentarie e, possibilmente, a più materiali da restauro. Bassa solubilità a contatto con l'ambiente orale e, particolarmente, con i fluidi salivari.

Aspetti pratici: facilità di utilizzo, lavorazione extraorale prolungata e setting rapido una volta in posizione. Rimozione degli eccessi e rifinitura a sua volta semplici e rapide.

Allo stato attuale dell'arte, non esiste un prodotto che riunisca tutte queste caratteristiche. Ad esempio i cementi resinosi, oggetto principale della trattazione, sono caratterizzati da bassa solubilità. La presenza del bis-GMA, tuttavia, induce un aumento della viscosità e un'accorciamento della lavorabilità a temperatura ambiente.

Caratteristiche dei cementi resinosi

I cementi resinosi sono stati immessi sul mercato, come alternativa ai prodotti bicomponente acido-base, a metà degli anni '70.

Come appena visto, la componente fondamentale della matrice è il bis-GMA (sigla per bisfenolo A-glicidil metacrilato), il quale viene normalmente diluito con resine a minore viscosità. Il rapporto tra queste componenti distinguono questo tipo di prodotti dalle resine composite indicate per altri impieghi, ad esempio quelle impiegate nella restaurativa diretta.

Oltre che per quanto appena considerato, tali prodotti si sono distinti per caratteristiche meccaniche e anche vocazione estetica. Le perplessità riguardanti lo spessore del film, altro potenziale svantaggio rilevante, sono state superate: oramai 10 anni fa, Kious riferiva come gli allora prodotti di ultima generazione soddisfacessero lo standard ISO dei 25 μm di spessore.

Per definizione, questi cementi resinosi presentano un setting basato sul procedimento chimico della polimerizzazione. Dividendo i materiali per meccanismo di indurimento, si considerano cementi resinosi light-curedself-cured e dual-cured. I cementi appartenenti alle ultime due categorie possono essere applicati indicativamente in tutte le procedure di cementazione. I cementi fotopolimerizzabili, secondo parte di una letteratura non del tutto univoca in tal senso, presenterebbero delle problematiche nell'impiego associato ad alcuni materiali ceramici.

 Riferimenti bibliografici su odontoiatria restaurativa e cementi resinosi

https://www.ijcmas.com/vol-4-2/John%20Paul.pdf

https://www.researchgate.net/publication/236101337_Cementation_of_indirect_restorations_an_overview_of_resin_cements

 
 
 

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Ultima modifica il Venerdì, 20 Settembre 2019 22:39 Letto 251 volte