Scritto da Mercoledì, 04 Novembre 2020 - Pubblicato in Articoli

L’innovazione dei protocolli di adesione e i progressi portati dall’introduzione di materiali sempre più performanti hanno dato modo agli operatori di ottenere una cementazione adesiva maggiormente predicibile ed estremamente affidabile.

È  diventato di fondamentale importanza conoscere, in maniera approfondita, la tipologia di substrato dentale su cui si sta lavorando ed il materiale da cui è composto il restauro. Il clinico dovrà necessariamente disporre di conoscenze tecniche e di una approfondita comprensione dei meccanismi chimici e fisici alla base dell’interazione dente-restauro. In questo modo potrà scegliere quale sistema si adatti meglio alla situazione contingente consentendo il raggiungimento di una cementazione del manufatto protesico ottimale. Il fine del clinico è ottenere un restauro, ma soprattutto una adesione, stabile e duratura nel tempo.

In questo ambito le preparazioni dentali, sia totali che parziali, sono sicuramente argomenti che dobbiamo tenere in considerazione in quanto sappiamo che preparare un elemento è un atto chirurgico irreversibile e come tale va gestita e ponderata.

Le preparazioni parziali consistono nella ricostruzione di una sola parte dell’elemento. Vengono distinte in base alla quantità e topografia della porzione di dente sacrificato: inlay (tra le cuspidi), onlay (sopra le cuspidi), overlay (al di fuori delle cuspidi).

Si possono intraprendere due differenti strade per recuperare la parte di dente persa, ricostruire il dente direttamente utilizzando materiali compositi oppure ricostruirlo indirettamente mediante manufatti realizzati in laboratorio.

Ovviamente, per entrambe le tecniche, possono essere evidenziati vantaggi e svantaggi. La ricostruzione diretta è più conservativa e meno dispendiosa da un punto di vista prettamente economico e per i tempi di esecuzione, ma presenta difficoltà nel controllo della contrazione da polimerizzazione con note conseguenze: dolore alla masticazione, fratture, carie secondarie nonché discolorazioni marginali che riducono il valore estetico.

Le ricostruzioni indirette offrono importanti vantaggi, in particolare la precisione del manufatto in ogni sua parte, non presentando il problema della contrazione da polimerizzazione. Possono essere utilizzati differenti materiali in base alle necessità dell’operatore ed al tipo di restauro che si vuole ottenere.

Questa tecnica ha il contro di avere tempi operativi più lunghi e un costo maggiore.

Le preparazioni delle cavità per le ricostruzioni indirette vanno eseguite tenendo conto di alcuni fattori che devono essere analizzati e rispettati. Questi sono la profondità e l’ampiezza dell’istmo (dentina interassiale), l’assenza o la presenza della camera pulpare (tetto della camera pulpare), l’integrità delle creste marginali, lo spessore amelo-dentinale cuspidale.

Le ricostruzioni parziali sui denti anteriori si differenziano rispetto a quelle eseguite sui diatorici. Queste vengono realizzate principalmente per correggere forma e posizione dentale, chiudere i diastemi, sostituire vecchie ricostruzioni in composito, riparare elementi dentali.

Nelle preparazioni è importante conservare più smalto possibile ed attenersi alla rimozione degli spessori indicati nei protocolli.

I materiali utilizzabili per questa tecnica sono differenti, dai compositi resinosi, più economici, alle ceramiche vetrose fuse o feldspatiche classiche.

Le preparazioni si distinguono in base alla presenza o assenza della sovrapposizione incisale, inoltre è possibile, in casi ben precisi, effettuare restauri con faccette che non necessitano di preparazione (No-Prep).

Nel caso in cui fosse presente un elemento diatorico trattato endodonticamente con porzione coronale molto ridotta è possibile effettuare una endocrown (endocorona). Questa tecnica richiede una riduzione complessiva dell’altezza di superficie occlusale e la rimozione di tutte le pareti di smalto che non abbiano uno spessore adeguato. Successivamente, dopo aver rimosso parte di guttaperca presente nel canale, si procederà con la presa dell’impronta di precisione che verrà inviata al laboratorio. Infine sarà realizzato il manufatto che verrà cementato sull’elemento preparato.

Approfondimenti e dettagli su queste ed altre tecniche, relative alla cementazione adesiva sui denti naturali, è possibile trovarli all’interno del libro:

“Cementazione adesiva sui denti naturali: materiali e tecniche” di G. Derchi e U. Campaner.

In questi giorni è stata fatta una interessante intervista da odontoiatria 33 su questo argomento. Ci fa molto piacere condividere:

 

Scritto da Mercoledì, 09 Settembre 2020 - Pubblicato in Ortodonzia

Due settimane fa, ho avuto l'opportunità di essere ospite al corso Master tenuto dal Dott Filippo Cardarelli presso la sua Clinica ad Isernia. L'incontro di 3 giornate era volto ad aggiornare 20 professionisti che già avevano frequentato corsi di formazione sull'Elastodontic Therapy. Più in dettaglio è stato possibile analizzare come una malocclusione può influenzare la postura e viceversa. Identificare la situazione, significa poter agire terapeuticamente per correggere entrabe. 

L'incontro è stato organizzato in modo da fornire durante la mattinata le basi teoriche da verificare e mettere in pratica nel pomeriggio su pazienti. Posso affermare con assoluta certezza che la formazione è stata di livello elevatissimo. Hanno sicuramente aiutato la presenza di una logopedista tra i partecipanti e di un osteopata che ha illustrato gli stretti legami tra occlusione, respirazione e postura.

Ma andiamo con ordine ed analizziamo i punti salienti emersi in queste giornate. 

Non seguirò pedissequamente l'ordine utilizzato dal dott. Cardarelli durante l'esposizione, ma cercherò di esprimere quanto sono riuscito ad apprendere da non utilizzatore della tecnica elastodontica.

Ciò che mi ha permesso di apprezzare i contenuti è stata l'esposizione dell'osteopata: il Dott. Luciano D'Ambrosio. Il primo chiarimento fornito ci ha permesso di comprendere la differenza tra Osteopatia e Fisioterapia in odontoiatria: la prima indaga, verifica, tiene sotto controllo e risolve i cambiamenti posturali del soggetto conseguenti a fissità e rigidità craniche, la seconda, ricerca un equilibrio tra bocca e capo mediante una rieducazione muscolare e articolare che avviene con terapia manuale ed esercizio terapeutico.

Dalle parole e dalle spiegazioni del Dott. D'Ambrosio ho potuto comprendere meglio l'importanza che il Dott. Cardarelli ha da sempre dato alla terapia precoce, infatti così come già abbiamo detto, una malocclusione può portare a problemi posturali, uno sviluppo cranico anomalo porta alla malocclusione. Ma come può un giovane paziente in crescita mostrare anomalie nello sviluppo delle ossa craniche? Il momento principale è il parto durante cui la struttura ossea è ancora mobile e in funzione delle modalità con cui si presenta il feto nonchè alle caratteristiche del bacino della mamma, possono verificarsi differenti tipi di movimenti nei rapporti ossei. Tendenzialmente questi movimenti sono di tipo elastico permettendo il recupero della giusta posizione a creare un corretto rapporto tra le ossa stesse. Non sempre ciò avviene; possono verificarsi sovrapposizioni, torsioni e molto altro. 

In particolare possono creare scompensi della masticazione e della deglutizione ed alterare i rapporti tra tre le ossa craniche: l'occipite, lo sfenoide e il mascellare. A puro titolo di esempio se si verifica una torsione tra l'occipite e lo sfenoide, si può avere un cross-bite nel rapporto mascellare-mandibola. Se occipite e sfenoide subiscono una rotazione con mascelare e mandibola che mantengono un corretto rapporto, modificano i rapporti della sincondrosi sfeno-basilare procurando alla persona il classico viso a banana.

Non voglio sostituirmi al Dott. D'ambrosio che mi propongo di invitare ad una comunicazione via Web, e non vado oltre nel riportare la Sua relazione molto ricca di contenuti. Aggiungo solamente che è stata riconosciuta l'importanza della presenza di un osteopata durante il parto affinchè possa "ascoltare" subito la situazine ossea generale del neonato con la possibilità di intervenire subito e/o di stabilire una terapia che possa ridurre quanto più possibile eventuali rapporti ossei o articolari scorretti.

Come ho già detto questa relazione molto dettagliata, mi ha permesso di comprendere quanto esposto dal Dott. Cardarelli e soprattutto perchè lo stesso richieda la collaborazione non solo dell'osteopata e del fisioterapista, ma anche del logopedista, dell'oculista e/o dell'optometrista. Infatti l'obiettivo dei tre giorni di corso, come indicato dal relatore stesso, è stato quello di imparare ad analizzare e gestire il rapporto occlusione e tra occlusione e postura. 

Rivolto ai presenti, per la maggior parte già padroni della tecnica elastodontica, ha dato indicazione che le tre giornate avrebbero permesso il grande salto verso il completamento conoscitivo per l'ottimale applicazione della tecnica sia su pazienti in crescita, sia su pazienti adulti con l'obiettivo di superare il limite del solo recupero della corretta occlusione.

Credo che tutti i presenti come me si siano subito chiesti quale fosse la necessità di questo complesso salto in avanti. La risposta è arrivata già nell'introduzione alle giornate: in un futuro già iniziato la richiesta del paziente non sarà più l'estetica tout cour, bensì la funzione e questa è strettamente legata alla postura.

In quest'ottica il punto di partenza è la fase diagnostica. Apparentemente un'affermazione banale, ma più importante e soprattutto complessa per un successo ortodontico funzionale stabile nel tempo. Il concetto che guida tutta la pratica dell'elastodonzia sta nello stretto rapporto che esiste fra i 72 muscoli che costituiscono l'apparato masticatorio, la struttura ossea ed infine degli elementi dentali.

Creare questo equilibrio significa comprendere di ogni singolo paziente quale sia lo stato ed il rapporto funzionale dei tre elementi. La corretta diagnosi quindi si basa su un processo di prima visita che richiede mediamente 45 minuti. 

Si inizia da una teleradiografia da cui evincere l'andamento delle vertebre cervicali, la posizione dell'osso ioide, l'inclinazione del mascellare superiore che sappiamo conizionare la posizione della mandibola.

 All'analisi radiologica fa seguito una seduta di igiene ed una visita clinica finalizzata al controllo del rapporto occlusale che definirà la classe di appartenenza, alle modalità respiratorie (orale o nasale), allo spazio occupato dalla lingua (un potente fascio di ben 17 muscoli), all'altezza verticale e all'andamento delle arcate finalizzato a definire se si dovrà allargarle o restringerle. In tale seduta si provvederà alla rilevazione delle impronte e della masticazione onde poter mettere in relazione dei modelli in gesso su cui operare ulteriori analisi.

Sempre durante la seduta clinica il paziente sarà fatto camminare per valutare la postura, si controllerà l'andamento delle spalle e la struttura facciale.

 Sui modelli in gesso si andranno a rilevare una serie i misure volte a definire quanto spazio sia necessario per risolvere eventuali affollamenti nonchè la distanza intermolare per definire la misura del device da consegnare al paziente. 

 Il complesso di tutti i dati raccolti permetterà di scegliere il corretto apprecchio. Questi si distinguono per l'andamento del piano occlusale per la correzione dell'inclinazione del mascellare superiore, la presenza o meno di scudi linguali, la dimensione e la consistenza degli scudi vestibolari ed ultimo ma di massima importanza per la capacità di espandere o ridurre l'arcata.

Il Dott. Cardarelli nelle tre giornate è entrato in tutti i dettagli di quanto ho espresso in estrema sintesi non solo portando conferme dalla estesa ricerca bibliografica che gli ha permesso di raggiungere il livello di conoscenza attuale, ma ha saputo costruire mattone dopo mattone il rapporto tra i singoli elementi e tracciare il percorso decisionale in funzione di una serie di domande e risposte o se preferite di domande e verifiche sui dati raccolti.

Ciò che ha reso questo Master una vera eccellenza è stata la possibilità di verificare in pratica quanto spiegato. Tutti i pomeriggi sono stati occupati dalla possibilità di vedere, direi meglio di verificare, quanto detto su pazienti in età di sviluppo e su pazienti adulti di differenti età. Ogni paziente prima di essere fatto accomodare in poltrona per permettere l'esame clinico della bocca, è stato sottoposto a prove kinesiologiche praticate dal relatore e dai partecipanti, 

Una volta di più mi devo complimentare con il Dott Cararelli per l'entusiasmo che ha saputo trasmettere e per la costanza che applica nell'approfondimento di questa tecnica che ha basi molto lontane nel tempo e che solo un attendo studio critico può rendere applicabile.

E' per me, in qualita di Amministratore Unico di Academy of Dentistry, un onore poter dar voce a tutti i desideri di comunicazione che Il Dott. Filippo Cardarelli vorrà offrire ai professionisti che desiderino avvicinarsi alla tecnica elastodontica e a quelli che vorranno essere costantemente aggiornati sulle evoluzioni. Continuate a seguire questo canale, registratevi gratuitamente in www.academyofdentistry.it a breve i contenuti come questo saranno disponibili solamente agli odontoiatri. La registrazione ci permetterà di abilitarvi alla lettura, ai video e ai corsi di sala o via web che stiamo programmando. 

Scritto da Sabato, 27 Giugno 2020 - Pubblicato in Articoli

L’odontoiatria è una specialità medica che ha sempre richiesto la presenza di personale competente che potesse aiutare l’odontoiatra, non solo per quanto riguarda la gestione ambulatoriale del paziente ma anche per altri ruoli, altrettanto importanti, come la gestione igienica della sala operatoria, i rapporti interpersonali con i pazienti, la corretta gestione dello strumentario odontoiatrico, la conoscenza dei prodotti utilizzati dall’odontoiatra e il rapporto con i fornitori.

Scritto da Sabato, 06 Giugno 2020 - Pubblicato in Articoli

Siamo ancora in uno momento emergenziale, ma la luce sembra poter affiorare dopo tanti giorni spesi lontani dalle proprie abitudini lavorative, dalle proprie certezze e per alcuni anche dai propri cari.

Scritto da Giovedì, 12 Marzo 2020 - Pubblicato in Ortodonzia

Cari colleghi il brutto momento che stiamo vivendo non deve assolutamente distogliere l’attenzione dalla crescita professionale e dalla formazione che sappiano essere l’unico rimedio per poter ripartire meglio di prima .

Durante i corsi sostengo sempre che siamo di fronte ad un grande cambiamento del mondo , dell’uomo , dei nostri pazienti e delle patologie che interessano il corpo umano e la bocca . Ho pensato che in questi giorni in cui abbiamo tempo maggiore da dedicarci può essere per Noi utile ritrovarci per un ora in una stanza virtuale tramite Webinar  per condividere problematiche su casi clinici e sull’ Elastodontic Therapy con apparecchi AMCOP .

L’incontro gratuito è aperto ai colleghi che hanno frequentato in precedenza i corsi ma anche a chi vuole avere un primo approccio alla tecnica .

Per accedere chiadiamo di inserire nome, cognome e indirizzo mail nei commenti sottostanti; risponderemo con una mail contenete l link diretto alla stanza virtuale. Il primo incontro di 1 ora inizierà il giorno 23 marzo c:a. alle ore 12,30